Associazione Nazionale

Cos’è il tartufo

Si dice tartufo e si pensa a un tubero ma i botanici, ammoniscono alla corretta definizione: fungo ipogeo!

Per partire col piede giusto, la prima cosa da dire a proposito dei tartufi è che trattasi di funghi ipogei, organismi cioè che svolgono tutto il proprio ciclo vitale sottoterra. Botanicamente parlando fanno parte del genere Tuber ma non hanno nulla a che fare con patate e simili; sono invece parenti stretti di porcini e prataioli, pur avendo aspetto globoso e struttura interna assai diversa.

Come tutti i funghi, essendo sprovvisti di parti verdi, i tartufi non sono in grado di ricavare attraverso la fotosintesi clorofilliana le sostanze necessarie al loro sviluppo; dunque devono assumere tali elementi dall'esterno e nella fattispecie delle radici di alcune piante superiori instaurando un rapporto di simbiosi: il tartufo riceve dalla pianta zuccheri e la pianta ricevere dal tartufo acqua e sali minerali che migliorano notevolmente il suo stato nutrizionale.

I tartufi hanno una parte vegetativa (micelio), costituita da sottili filamenti (ife), deputate all'assorbimento e ampiamente diramate a tessuto nel terreno. Queste, a contatto con le parti terminali delle radici delle piante ospiti (querce, soprattutto), sviluppano particolari organi (micorrize) attraverso le quali si instaura lo scambio di sostanze vitali.

Si dice che qualche lustro fa, in alcuni luoghi d'Italia, i contadini a cui capitava, lavorando nei campi, di trovare un tartufo si affrettassero a buttarlo via come avrebbero fatto con un sasso o un'erbaccia, non sapendo che farne.
Qualcosa, da allora, è cambiato: l'Associazione Nazionale Città del Tartufo vuole, insieme a voi "misurarlo" questo cambiamento.

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